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Inno
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L'mwbwinno (mwcain greco antico ὕμνος?, hýmnos) è una mwcqcomposizione poetica, in genere abbinata alla mwcgmusica, di forma mwcwstrofica e di argomento elevato: mwdapatriottico, mwdqmitologico, mwdgreligioso. Le raccolte di inni vengono dette mwdwinnari e sono molto diffuse all'interno della mwealiturgia e della mweqpreghiera mwegcristiane.cite-ref-1[1]

Nell'antichità l'inno era soprattutto un componimento di carattere religioso dedicato alla mwgadivinità e alla sua glorificazione. Si sviluppò dapprima nel Vicino Oriente (mwgqmwggInni Hurriti) e in seguito nella mwgwciviltà mwhagreca: un po' meno in quella mwhqromana, dove fu per lo più elaborato sotto forma di componimento in mwhgesametri.

L'inno assunse dignità letteraria tra l'mwiaVIII e il mwiqVI secolo a.C. con gli mwigmwiwInni omerici e venne in seguito sviluppato e variato metricamente da alcuni mwjapoeti come mwjqPindaro, mwjgBacchilide e mwjwAlceo.

Nell'innografia mwkqcristiana gli inni erano formati da strofe che venivano mwkgcantate, accompagnate o meno da mwkwstrumenti musicali.

Nell'età moderna l'inno ha assunto carattere mwlqpolitico oltre che mwlgsacro nei componimenti poetici di mwlwFoscolo, mwmaMonti, mwmqLeopardi, mwmgManzoni con gli mwmwmwnaInni sacri, e mwnqCarducci (mwngBrindisi).

Il mwoametro dell'inno deriva da quello della mwoqcanzonetta, formata da strofe brevi con un ultimo mwogverso tronco.

Contents

Note

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Nell'antichità

Inni religiosi si trovano in molte culture dell'antichità, tra cui lmwpg'mwpwmwqaInno al Sole, attribuito al mwqqfaraone mwqgAkhenaton nel contesto dell'mwqwantica religione egiziana; i mwramwrqVeda della mwrgciviltà religiosa vedica e i mwrwmwsaSalmi della mwsqreligione ebraica.

La tradizione occidentale si può far risalire agli mwswmwtaInni omerici, una raccolta di antichi inni greci, i primi dei quali composti attorno al settimo secolo a.C., in lode delle mwtqdivinità dell'antica Grecia. Del terzo secolo a.C. vi è una raccolta di sei inni letterari (mwtgὝμνοι) del poeta alessandrino mwtwCallimaco.

Innografia greca antica

Nell'antichità esistevano due accezioni diverse del termine "ὕμνος": l'accezione più antica, che sopravvisse per molti secoli arrivando fino all'epoca imperiale, era quella generica di "poema cantato"; l'accezione platonica, che arrivò anch'essa fino all'età tardo-antica, era quella specifica di "canto in lode degli dei".cite-ref-2[2]

In mwvwepoca arcaica il termine "ὕμνος" significava semplicemente "canto", quindi indicava i canti simposiali, i canti processionali, i poemi trenodici e i proemi epici (l'esempio più noto di questi ultimi è costituito dai cosiddetti mwwamwwqInni omerici).cite-ref-s196-3-0[3]

Il primo a distinguere tra "inni" ("canti in onore degli dei") ed "encomi" ("canti in onore dei mortali") fu mwxwPlatone;cite-ref-4[4] questa divisione fu seguita dagli alessandrini, che distinguevano gli inni dai mwzapeani e dai mwzqditirambi, e poi da mwzgProclo, che considerava come "inni" i canti in lode degli dei eseguiti attorno all'altare coll'accompagnamento della mwzwcetra e il coro che resta "immobile" (forse accennando qualche passo di danza, secondo l'interpretazione di Bernardini) attorno all'altare.cite-ref-s196-3-1[3] La distinzione di Platone, però, non entrò nell'uso comune del mwbadialetto attico, che probabilmente mantenne l'accezione generica di "ὕμνος", come testimoniato da mwbqGiulio Polluce.cite-ref-s197-5-0[5]

Dal punto di vista religioso ci sono due definizioni di "ὕμνος": l’mwcwEtymologicum Gudianum lo definisce "un discorso (λόγος) che celebra una divinità combinando preghiera (εὐχή) e lode (ἔπαινος)";cite-ref-6[6] uno scoliasta a mweaDionisio Trace, similmente, parla di "un poema (ποιήμα) che contiene lodi degli dèi e degli eroi, assieme alla gratitudine (εὐχαριστία)".cite-ref-s197-5-1[5]cite-ref-7[7] La differenza tra le due definizioni sta nel fatto che la seconda specifica che si tratta di una forma poetica, che può lodare anche gli eroi e che esprime la gratitudine del devoto.cite-ref-s197-5-2[5]

Secondo la classificazione di mwhgMenandro Retore (III/IV secolo d.C.), gli inni (intesi come composizioni encomiastiche in lode degli dei) potevano essere distinti a seconda della divinità invocata o a seconda del loro stile e del loro contenuto.cite-ref-8[8] In base alla divinità si distinguevano:cite-ref-9[9]

• peani e iparchemi: in onore di mwkgApollo;
• ditirambi e iobacchi: in onore di mwlqDioniso;
• inni erotici: in onore di mwlwAfrodite;
• inni (genericamente): in onore degli altri dei.

In base allo stile e al contenuto si distinguevano:cite-ref-10[10]

• inni mwoacletici: contenenti un'mwoqinvocazione alla divinità;
• inni apopemptici: contenenti uno mwowscongiuro o un'mwpaespiazione;
• inni scientifici: riguardanti fenomeni naturali;
• inni mitici: contenenti dei miti e delle allegorie;
• inni genealogici: contenenti la genealogia della divinità (ricostruita in base alle teogonie scritte nei secoli precedenti);
• inni fittizi: in essi la voce narrante è una divinità, un demone o un'entità immaginaria;
• inni supplicatori: contenenti delle preghiere alla divinità;
• inni deprecatori: contenenti delle richieste alla divinità affinché qualcosa non accada.

Secondo Menandro "nessun inno agli dei può esistere all'infuori di queste categorie".cite-ref-11[11]

Innografia cristiana

A partire dalle prime comunità cristiane, l'inno è stato un canto che ha goduto di molta popolarità. Per questo motivo molti autori si sono cimentati nella composizione: per la facilità con cui si riusciva a trasmettere l'insegnamento dei principi dottrinali e spesso anche di quelli eretici.
Queste composizioni però hanno trovato difficoltà ad entrare nelle celebrazioni liturgiche a causa della loro composizione non scritturistica, specialmente nella Roma ufficiale, dove sono entrati solo dopo il mwtqXIII secolo.

mwtwAmbrogio è considerato il padre dell'innodia latina. Ha composto numerosi inni e se ne è servito nella lotta contro le eresie. La semplicità del metro ha riscosso a suo tempo un successo rilevante. In particolare nei suoi inni, scritti in mwuametri classici, si riscontrano in certi passaggi alcune tra le più antiche rime della letteratura occidentale, rendendo tali testi di enorme importanza per l'evoluzione della lingua e della letteratura. Anche il "romano" mwuqBenedetto ha accolto gli mwuginni ambrosiani, oltre che il mwuwmwvaTe Deum e il mwvqmwvgTe decet laus della liturgia orientale, e li ha introdotti nella preghiera della sua comunità.

Durante la mwwarinascita carolingia molti inni sono stati composti secondo i mwwqmetri classici di mwwgOrazio. Curiosamente nei manoscritti medievali, è sulle strofe delle mwwwOdi che compaiono i primi mwxaneumi della notazione mwxqgregoriana.

Spesso non si conoscono gli autori di queste composizioni, la tradizione ci tramanda però i nomi, oltre che di mwxwAmbrogio anche di mwyaCesario di Arles di tradizione gallicana e del suo successore Aureliano, la produzione italica conosce mwyqEnnodio di Pavia, mwygVenanzio Fortunato, il monaco mwywPietro Diacono, Adenolfo di Capua ed mwzqAlfano di Salerno. Uno dei più grandi innografi medievali fu mwzgPietro Abelardo di cui ci rimane un intero innario, cinque inni eucaristici di probabile attribuzione a san mwzwTommaso d'Aquino. Si conoscono anche le ingenti produzioni femminili della badessa mw0aIldegarda di Bingen, ma purtroppo quelle di Errada di Landsberg-Hohenburg sono andate quasi tutte perse.

Gli inni nella tradizione liturgica cristiana sono suddivisi in due filoni: quelli in prosa e quelli in versi.

Sull'importanza della preghiera cantata è celebre la frase di mw1aAgostino da Ippona nei discorsi al popolo di Cartagine (anno 413-414) tradotti in italiano come mw1qEsposizioni sui Salmi: «Testamento nuovo, cantico nuovo. Nel vecchio Testamento c'erano delle promesse temporali e terrene: e chiunque ama le cose terrene canta il cantico vecchio. Chi vuol cantare il cantico nuovo deve amare i beni eterni.[...] Se cantiamo in coro dobbiamo cantare d'accordo. Quando si canta in coro, anche una sola voce stonata ferisce l'uditore e mette confusione nel coro stesso. Se la voce di uno che canta in maniera inopportuna disturba l'accordo dei cantanti, non disturberà l'eresia con le sue stonature l'accordo delle voci che lodano Dio?»cite-ref-12[12].

Gli inni in prosa

Gli inni in prosa hanno goduto da sempre un considerevole successo nell'oriente cristiano. A partire da mw3aSant'Efrem la composizione non si è mai interrotta. Sono componimenti poetici privi di regolari forme di versificazione.

Gli inni in versi

L'inno introduce ogni sessione della mw3wliturgia delle ore nel rito mw4ariformato di Paolo VI. Sono composizioni poetiche, dal punto di vista musicale sono costituiti da un unico schema melodico che intona tutte le strofe.

Note

cite-note-11. mw5wmw6amw6qDefinizioni di "Inno", su mw6gdict.numerosamente.it.
cite-note-22. mw7gmw7wSerafini,mw8a p. 195.
cite-note-s196-33. mw9gmw9wSerafini,mw-a p. 196.
cite-note-44. mw-amw-qPlatone, mw-gLeggi, 700 B.
cite-note-s197-55. mwaqcmwaqgSerafini,mwaqk p. 197.
cite-note-66. mwaq0mwaq4Etymologicum Gudianum, p.mwaq8 540, 46-47 Sturz.
cite-note-77. mwarmmwarqScoli a Dionisio Trace, p.mwaru 451, 6-7 Hilgard.
cite-note-88. mwarkmwaroSerafini,mwars p. 198.
cite-note-99. mwar8mwasaMenandro,mwase I, 331-332.
cite-note-1010. mwasumwasyMenandro,mwasc I, 333, 8-26.
cite-note-1111. mwassmwaswMenandro,mwas0 I, 333, 27.
cite-note-1212. 149:1 e poi 149:7 (v. 3), che si legge: salmo 149 punto 1 (verso 1), e Salmo 149 punto 7 riferito al verso 3 del Salmo. Pure nell'Esposizione sul mwateSalmo 72 (73):1 (v. 1) = discorso sul salmo 72 (La gloria del Regno messianico) punto 1, "Qui enim cantat laudem, non solum laudat, sed etiam hilariter laudat: qui cantat laudem, non solum cantat, sed et amat eum quem cantat. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio."

Bibliografia

Fonti primarie

• citerefmenandroMenandro Retore, Trattati sugli stili epidittici.

Fonti secondarie

• mwatsP. Marone (a cura di), Gli antichi abecedari cristiani, Roma, Edizioni VivereIn, 2008.
• mwat0S. Pricoco e M. Simonetti (a cura di), La preghiera dei cristiani, Milano, Fondazione Lorenzo Valla - A. Mondatori, 2000.
• citerefserafiniNicola Serafini, L'‘Inno a Ecate' di Esiodo (Theog. 411-452): una falsa definizione, in Aevum Antiquum, n. 11, Vita e Pensiero, 2011, pp. 191-201.
• Nicoletta Di Vita, mwauaIl nome e la voce. Per una filosofia dell'inno, Neri Pozza, Vicenza 2022.

Voci correlate

• mwauqEpiclesi
• mwauyInni orfici
• mwauoInvocazione
• mwauwOde

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itinno, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefsapere-itinno, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) hymn, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclopedia-canadese(EN, FR) Inno / Inno (altra versione), su Enciclopedia canadese.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Inno, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• (EN) Hymns, su AllMusic, All Media Network.